Piero Bigongiari
è uno dei più grandi intellettuali e poeti del Novecento. Nato nel
1914 a Navacchio, in provincia di Pisa, è morto nel 1997. I suoi libri
sono tradotti in molte lingue nel mondo.
Talora quello
che non riesce ti aiuta a conoscerti più
di quello che ti riesce. Sii paziente con te stesso.
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Se una cosa
non la comunichi, quella cosa è come fosse senza valore. Così
l’avaro o l’egoista conservano cose senza valore, l’uno il proprio
tesoro, l’altro il proprio ego.
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Scoprire
se stesso vuol dire costruire se stesso: se stesso
è sempre una potenzialità, un castello che gli occhi del cuore e dell’intelligenza
vedono e spiegano al grande fabbro, la volontà.
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L’insoddisfazione
è un segno della grandezza.
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Il perpetuo agire dell’uomo
al limite del non sapere costituisce la sua felicità
e la sua infelicità.
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Una delle
cose più belle della vita, essere stanchi per troppe cose. Una stanchezza
mareggiante, che ci porta alla riva del sonno nel suo rombo. E’ una
grande forza essere stanchi così.
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La conoscenza
non è un atto passivo: un subire la natura e la vicenda dei fatti.
Manca la scintilla dei due poli, il terzo ente che ne scaturisce che
è conoscenza volta a un fine, forza, azione, preghiera. L’immobilità
non è umana, la perfezione non è
umana. L’uomo conosce volendo: non come una barca che va su una corrente,
ma come un timone che manovra portandosi dietro la forza e l’impeto
capaci di aprire le acque; determinando un fatto nuovo nell’armonia
delle cose.
Piero
Bigongiari
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